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Sulla competenza del RUP a disporre le esclusioni nelle gare pubbliche

Il Consiglio di Stato, sez. V, con la sentenza n. 1104 del 12.2.2020, ha chiarito che la competenza ad adottare i provvedimenti di esclusione nelle gare di appalto non compete alla commissione aggiudicatrice, ma al RUP.

Il Giudice di primo grado (TAR Napoli, sentenza n. 214/2019) aveva sostenuto che <<fino a quando l’operato della commissione giudicatrice non è approvato dai competenti organi dell’amministrazione appaltante, ovvero fino a quando non è adottato il provvedimento di aggiudicazione, la commissione ha il potere di riesaminare il procedimento di gara già stato espletato, riaprirlo ed emendarlo dagli errori che sono stati commessi o dalle illegittimità verificatesi anche in relazione all’ammissione o esclusione di un concorrente>>.

In sede di appello, il Consiglio di Stato ha, però, disatteso questa posizione.

Il Giudice di secondo grado, in particolare, non ha ritenuto condivisibile un’impostazione che pare <<fare della commissione giudicatrice l’unico organo della procedura di gara dalla sua nomina al momento dell’adozione del provvedimento di aggiudicazione e competente, per questo, ad adottare tutti gli atti della procedura>>.

Secondo il Consiglio di Stato, l’art. 77, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 (dedicato alla “Commissione giudicatrice”) <<definisce, insieme, la funzione della commissione giudicatrice e i limiti della sua competenza; essa svolge un’attività di giudizio consistente nella valutazione delle offerte dal punto di vista tecnico ed economico in qualità di organo straordinario e temporaneo della stazione appaltante con funzioni istruttorie. E’, dunque, preclusa alla commissione giudicatrice ogni altra attività che non sia di giudizio in senso stretto, compresa, in particolare, la verifica della regolarità delle offerte e della relativa documentazione; la quale, ove sia stata in concreto svolta (normalmente, su incarico dell’amministrazione, ma anche in mancanza di specifico incarico), deve essere poi verificata e fatta propria della stazione appaltante>>.

Questa tesi, aggiunge ancora il Consiglio di Stato, trova conforto <<nell’art. 80 (“Motivi di esclusione”) d.lgs. n. 50 cit. che, in più occasioni (e, precisamente, ai commi 5, 6, 8, 10 – bis), individua nella “stazione appaltante” il soggetto tenuto ad adottare il provvedimento di esclusione dell’operatore economico >>.

Detta posizione è condivisa in altri precedenti giurisprudenziali (ad es., TAR Trieste, n. 450/2019; TAR Catanzaro, ord. cautelare n. 206/2019; CDS, V, 5371/2018; CDS, III, 2983/2017).

 

avv. Fabio Romanenghi

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