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Il Consiglio di Stato torna sulla divisione in lotti dell’appalto

Il Consiglio di Stato, sez. VI, con la sentenza n. 25, del 2.1.2020, ha trattato la questione della divisione in lotti dell’appalto pubblico e, quindi, dell’interpretazione dell’art. 51, c. 1, d.lgs. 50/2016.

Questa norma stabilisce che “Nel rispetto della disciplina comunitaria in materia di appalti pubblici, sia nei settori ordinari che nei settori speciali, al fine di favorire l’accesso delle microimprese, piccole e medie imprese, le stazioni appaltanti suddividono gli appalti in lotti funzionali di cui all’articolo 3, comma 1, lettera qq), ovvero in lotti prestazionali di cui all’articolo 3, comma 1, lettera ggggg) in conformità alle categorie o specializzazioni nel settore dei lavori, servizi e forniture. Le stazioni appaltanti motivano la mancata suddivisione dell’appalto in lotti nel bando di gara o nella lettera di invito e nella relazione unica di cui agli articoli 99 e 139. Nel caso di suddivisione in lotti, il relativo valore deve essere adeguato in modo da garantire l’effettiva possibilità di partecipazione da parte delle microimporese, piccole e medie imprese. E’ fatto divieto alle stazioni appaltanti di suddividere in lotti al solo fine di eludere l’applicazione delle disposizioni del presente codice, nonché di aggiudicare tramite l’aggregazione artificiosa degli appalti.

La fattispecie trattata dal Consiglio di Stato concerne un appalto di servizi (portierato, assistenza aule e gestione degli impianti di sorveglianza e antiintrusione di alcune sedi universitarie) già ripartito in lotti (su base territoriale) e, però, contestato da un’impresa al fine di ottenere una ripartizione in lotti più ridotti.

La sentenza di primo grado, che aveva accolto il ricorso, è stata annullata in appello e, pertanto, è stata confermata l’impostazione della gara della stazione appaltante.

Il Consiglio di Stato, riprendendo anche alcuni suoi precedenti, ha deciso in tal senso osservando che << è pur vero che l’art. 51 d.lgs. n. 50-2016 ha mantenuto il principio della suddivisione in lotti, al fine di favorire l’accesso delle microimprese, piccole e medie imprese alle gare pubbliche, già previsto dall’art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 163-2006; tuttavia, nel nuovo regime, il principio non risulta posto in termini assoluti ed inderogabili, giacché il medesimo art. 51, comma 1, secondo periodo afferma che “le stazioni appaltanti motivano la mancata suddivisione dell’appalto in lotti nel bando di gara o nella lettera di invito o nella relazione unica di cui agli articoli 99 e 139.

“Il principio della suddivisione in lotti può dunque essere derogato, seppur attraverso una decisione che deve essere adeguatamente motivata (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 12 settembre 2014, n. 4669) ed è espressione di scelta discrezionale (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, 16 marzo 2016, n. 1081), sindacabile soltanto nei limiti della ragionevolezza e proporzionalità, oltre che dell’adeguatezza dell’istruttoria, in ordine alla decisone di frazionare o meno un appalto “di grosse dimensioni” in lotti”>>.

Dunque, viene confermata la possibilità della deroga, purché motivata.

La valutazione dell’ente, precisa sempre il Consiglio di Stato,  << deve essere funzionalmente coerente con il complesso degli interessi pubblici e privati coinvolti dal procedimento di appalto, da valutarsi nel quadro complessivo dei principi di proporzionalità e di ragionevolezza >>.

Il Giudice amministrativo, dopo aver chiarito l’interpretazione delle norme, ha valutato la concreta fattispecie.

Sul fatto che i servizi di portierato e vigilanza siano stati accorpati, ha chiarito che, nel caso di specie, << sussistono chiari riscontri della contiguità tecnico-operativa tra i due servizi, che ne ha giustificato, nell’affidamento in oggetto, l’accorpamento funzionale >>.

Quanto all’unificazione di più sedi, il Consiglio di Stato ha esaminato l’effettiva dislocazione delle strutture, ritenendole collocate in un contesto territoriale che ha legittimato la scelta della stazione appaltante.

Il Giudice ha osservato che un frazionamento dell’appalto in modo che ad ogni sede corrispondesse un lotto, avrebbe determinato una situazione in cui << la sola finalità di tutela delle piccole e medie imprese avrebbe sopravanzato le altre due finalità tradizionali dell’evidenza pubblica, quella del buon uso delle risorse pubbliche (resa palese dalla scelta dell’amministrazione di procedere ad una razionalizzazione dei servizi) e quella della tutela della concorrenza tra le imprese (garantita in fatto dalla circostanza che nella gara si sono avute n. 7 offerte valide)

 

avv. Fabio Romanenghi

 

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