Senza categoria

Tar Lombardia Milano

Il TAR per la Lombardia – Milano, con la sentenza n. 839 del 30.3.2021, ha affermato un importante principio in tema di obbligo di adempimento ad una convenzione da parte del Fallimento della società lottizzante, ed in particolare anche con riguardo agli oneri di bonifica.

Il caso.

Con la sottoscrizione della convenzione urbanistica la lottizzante (allora in bonis), si era assunta l’obbligo di bonificare un’area da cedere quale standard – a bonifica avvenuta – al Comune, previa realizzazione anche delle opere di urbanizzazione (spazi a verde, alberature ed un laghetto).

La lottizzante attuava l’intervento privato, otteneva l’agibilità degli immobili, ma non realizzava le opere di urbanizzazione né, tanto meno, provvedeva alla bonifica dell’area da trasferire al Comune.

Frattanto la società lottizzante falliva.

Stante varie diffide all’adempiendo alla convenzione, rimaste inevase, il Comune decideva allora di adire il competente TAR per ottenere, previo accertamento dell’inadempimento alla convenzione urbanistica ex art. 11 L. 241/1990, la condanna della curatela fallimentare alla bonifica dell’area standard e alla conseguente sua cessione in proprietà, ovvero, in subordine, la condanna al pagamento della somma necessaria a bonificarla e la contestuale emanazione di sentenza costitutiva ai sensi dell’art. 2932 c.c. con cui il Giudice adito trasferisse la proprietà dell’area al Comune ricorrente.

La difesa del Fallimento si difendeva invocando gli artt. 51 e 52 della legge fallimentare, che impedirebbero di imporre alla curatela un obbligo di fare, eccependo quindi l’inammissibilità dell’azione comunale.

La sentenza.

Il TAR adito ha osservato che, in tema di convenzioni urbanistiche, non trova applicazione l’art. 72 della legge fallimentare, il quale attribuisce al curatore il potere di liberare il Fallimento da eventuali vincoli contrattuali in corso attraverso lo scioglimento del contratto.

Infatti, ha aggiunto il Giudice amministrativo, sebbene la ratio di tale norma sia quella “di non penalizzare oltremodo gli interessi del ceto creditorio dal possibile vulnus derivante dalla necessità del curatore fallimentare di far fronte agli impegni contrattuali assunti dal fallito precedentemente alla dichiarazione di fallimento”, non si può riconoscere alla curatela la facoltà di sciogliersi da una convenzione urbanistica in quanto, in tal modo, verrebbe attribuita una posizione privilegiata agli interessi della massa creditoria “rispetto a quelli sottesi all’esecuzione di una prestazione dettata dall’interesse pubblico, come tale ascrivibile alla più ampia collettività degli amministrati. La concreta possibilità di realizzazione dell’interesse pubblico, di cui l’Amministrazione è istituzionalmente portatrice, verrebbe infatti pregiudicata dalle scelte del curatore fallimentare ancorché mosso da esigenze individualistiche, così palesandosi una precisa gerarchia di valori priva di fondamento normativo”.

Pertanto, anche nel solco dei principi statuiti dall’Adunanza Plenaria n. 3/2021 del Consiglio di Stato, il TAR ha affermato che “si deve certamente riconoscere all’Amministrazione la possibilità di disporre misure appropriate nei confronti dei curatori che gestiscono i beni immobili da bonificare o su cui insistono i rifiuti prodotti dall’impresa cessata, considerato che il curatore fallimentare, in quanto detentore dell’area, è senz’altro obbligato a bonificare il sito inquinato o a mettere in sicurezza e a rimuovere i rifiuti abbandonati”.

Di conseguenza, il TAR ha condannato il Fallimento ad effettuare prima la bonifica dell’area destinata a standard e poi a cederla al Comune.

Avv. Cristina Ciarcià  

 

 

 

Related Posts

Enter your keyword